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Escursioni

Le città d'arte

Pitigliano

 

Pitigliano si svela agli occhi del turista in tutto il suo fascino mostrando lo splendido acquedotto mediceo formato da quindici archi di cui due enormi e tredici più piccoli.

 

Tramite la porta che si trova in Piazza Petruccioli, accederemo al centro storico. La serie infinita di vicoli, stradine, piccole scalinate ed affacci che si aprono a strapiombo sulla rupe sottostante ne fanno un luogo unico ed incantevale. Dalla Piazza Petruccioli, costeggiando l'acquedotto   verso    sinistra,    si    raggiunge    l'ingresso    della    Fortezza    Orsini    di origine Aldobrandesca e ristrutturata nel XVI secolo da Antonio da Sangallo il Giovane.

 

La fortezza originariamente aveva lo scopo di difendere l'unico lato del borgo collegato al piano, nei restanti tre lati infatti Pitigliano è protetta dai ripidi strapiombi che danno sulla vallata. Nella stessa piazza troviamo il Palazzo Orsini la cui struttura originaria (Aldobrandesca) è stata quasi completamente stravolta dagli Orsini durante i restauri  del '400 e '500.

 

Al suo interno possiamo ammirare il Museo Archeologico, il Museo di Palazzo Orsini, l'Archivio Diocesano e la Biblioteca. Interessante è anche il cortile con il pozzo esagonale. In Piazza Gregorio VII troveremo la Cattedrale SS Pietro e Paolo ed un monumento dedicato agli Orsini.

 

La nostra visita a Pitigliano continua spostandoci in Via Generale Orsini da dove raggiungeremo la Chiesa di Santa Maria, in stile romanico, che si presuppone di origini duecentesche. Raggiungiamo quindi Via Zuccarelli dove inizia il Ghetto Ebraico ampiamente descritto di seguito. Fuori dalle mura ricordiamo nel Parco Orsini la Chiesa ed il Convento di San Francesco del 1522 (edificio semidistrutto da un incendio nel 1911), il Santuario della Madonne delle Grazie con un panorama mozzafiato ed infine, sulla strada che conduce a Manciano, il cimitero ebraico.

 

Numerose sono anche le Vie Cave che circondano l'area di Pitigliano: si tratta di antichi percorsi etruschi scavati nella roccia tufacea e con pareti che raggiungono anche i venti metri di altezza.

 

L'insediamento della comunità ebraica nel paese di Pitigliano avvenne probabilmente nel XVI sec. sotto la protezione dei conti Orsini. Con il successivo passaggio della contea al Granducato di Toscana di Cosimo II dei Medici (1608) la situazione mutò radicalmente ed iniziarono gli anni difficili con la chiusura nel ghetto, la discriminazione e l'emarginazione che perdurarono fino al 1765.

 

La Sinagoga fondata nel  1598, ubicata  nel  Vicolo  Manin, ha subito  alcuni interventi dopo    la metà del '700 che prevederono la sovrapposizione di stucchi in rococò ed infine, dopo l'ultima ristrutturazione avvenuta nel 1995, ha riscoperto l'antica espressione classica.

Scansano

 

Scansano è un antico borgo situato sulle colline grossetane, famoso in tutto il mondo per il suo pregiato vino: il Morellino di Scansano. Passeggiando tra le viuzze del centro storico, potrete ammirare numerosi edifici medioevali e splendidi panorami sulla campagna circostante.

 

Accompagnati dalle guide ambientali locali, a piedi o a cavallo, apprezzerete le bellezze ambientali e naturalistiche di questa zona.

 

Arrivando a Scansano vi suggeriamo una sosta in enoteca per degustare ed acquistare il Morellino; invece per apprezzare al meglio la cucina locale, fermatevi in qualche ristorantino o agriturismo.

 

In campo enogastronomico il fiore all'occhiello di Scansano è senza dubbio il suo vino, conosciuto con il nome di Morellino di Scansano, che sta riscuotendo un successo sempre più ampio a carattere internazionale. Il Morellino di Scansano è un vino Docg che si ottiene in quella fascia collinare della Provincia di Grosseto tra i fiumi Ombrone ed Albegna, situata nei comuni di Scansano, Manciano,Magliano in Toscana, Grosseto, Campagnatico, Semproniano e Roccalbegna. Nel mese di settembre a Scansano si svolge una pittoresca festa del vino, durante la quale vengono aperte le cantine e si degustano vino e prodotti tipici tra musica e canti popolari.

Civita di Bagnoregio

 

Civita di Bagnoregio, nota come la "città che muore", si eleva sulla sommità di un colle tufaceo ormai eroso nelle sue aree perimetrali: è quindi arroccata come fosse un castello e suggestiva è l'immagine che presenta.

 

Situata in posizione isolata, ed attualmente abitata da circa quindici persone, è raggiungibile solo attraverso un ponte pedonale in cemento armato (costruito nel 1965). La causa di questo isolamento è appunto la progressiva erosione della collina e della vallata circostante, che ha dato vita alle tipiche forme dei calanchi, e che continua ancora oggi, rischiando di far scomparire la frazione.

 

Civita venne fondata 2.500 anni fa dagli Etruschi. All'antico abitato di Civita si accedeva mediante cinque porte, mentre oggi la Porta detta di Santa Maria o della Cava costituisce l'unico accesso al paese. Numerose sono le testimonianze della fase etrusca di Civita, specialmente nella zona detta di San Francesco Vecchio; infatti nella rupe sottostante il belvedere di San Francesco Vecchio è stata ritrovata una piccola necropoli etrusca.

 

Anche la grotta di San Bonaventura, nella quale si dice che San Francesco risanò il piccolo Giovanni Fidanza, che divenne poi San Bonaventura, è in realtà una tomba a camera etrusca. Gli etruschi fecero di Civita una fiorente città grazie alla vicinanza con le più importanti vie di comunicazione del tempo.

 

Del periodo etrusco rimangono molte testimonianze: di particolare suggestione è il  cosiddetto “Bucaione”, un profondo tunnel che incide la parte più bassa dell’abitato e che permette l’accesso, direttamente dal paese, alla Valle dei Calanchi.

 

All'interno del borgo rimangono varie case medievali; la Chiesa di San Donato, che si affaccia sulla piazza principale; il Palazzo Vescovile; un mulino del XVI secolo; la casa natale di San Bonaventura  e  la  Porta  di Santa  Maria,  con  due  leoni  che tengono  tra  le  zampe  una  testa umana a ricordo di una rivolta popolare degli abitanti di Civita contro la famiglia orvietana dei Monaldeschi.

 

Il vecchio paese è iscritto all'associazione de “I borghi più belli d'Italia”. Per la sua posizione geografica suggestiva ed il suo impianto medievale è ogni anno meta di numerosi turisti ed è stata diverse volte utilizzata come set cinematografico.

Orvieto

 

Orvieto, centro etrusco molto importante, si chiamava forse «Volsinii Veteres» e raggiunse il massimo della potenza intorno al VI secolo avanti Cristo. Poi decadde, riprendendosi nel primo Medioevo con il nome di « Ourbibenton» (da cui « Urbs Vetus», Orvieto).

 

Fu dei Goti, dei Bizantini, ancora dei Goti ed infine dei Longobardi. Libero Comune nel secolo XI, si ribellò ai rettori pontifici, finché  fu  riconosciuto  da Papa  Adriano  IV.  Vi  si  rifugiò Papa Alessandro VI, seguito, dopo il Sacco di Roma, da Clemente VII. Guerre e lotte, tuttavia, non impedirono agli Orvietani di costruire alcuni edifici tra i più belli d'Italia.

 

Per le vostra visita vi consigliamo di vedere senz’altro il Duomo. Meraviglioso esempio di architettura romanico-gotica, ricchissimo di opere d'arte, custodisce tra l'altro il Sacro Corporale. Iniziato nel 1.290, fu poi continuato da Lorenzo Maitani, al quale si deve in particolare la mirabile facciata, con i suoi eccezionali bassorilievi.

 

L'interno è ornato di importanti opere, tra le quali i celebri affreschi di Luca Signorelli. Degni di nota anche i Palazzi dei papi, austeri edifici duecenteschi intitolati a Urbano IV, Martino IV, Bonifacio VIII. In quest'ultimo, detto anche Palazzo Soliano, c'è il Museo dell'Opera del Duomo. Notevole è anche il Palazzo Comunale che fu costruito nei primi decenni del 1.200 e rifatto nel 1.500.

 

Interessante è la visita al Pozzo di San Patrizio: singolare costruzione progettata da Antonio da Sangallo il Giovane e voluta da Papa Clemente VII durante il suo soggiorno a Orvieto allo scopo di rifornire d'acqua la città in caso 'assedio.

 

È  profondo 62  metri  e  largo  13,  con  due  scale sovrapposte  ed  indipendenti  di  248 scalini molto bassi in modo da permettere la discesa e la salita delle bestie da soma. Le scale, a chiocciola, ricevono luce da 72 finestre aperte nell'immensa canna. Il pozzo ha questo nome perché somiglia alla caverna irlandese di San Patrizio.

Le Necropoli Etrusche

 

L'Area Archeologica di Sovana si trova a ovest dell'abitato ed è raggiunta dalle spettacolari  Vie Cave (che la collegano alle altre necropoli della zona), nel suggestivo scenario del Parco Archeologico del Tufo. Sovana si sviluppò principalmente in epoca etrusca; le tombe monumentali presenti nella zona sono un centinaio.

 

Notevoli esempi sono la Tomba della Sirena, a edicola; la Tomba del Tifone; la Grotta Pola e, soprattutto, la monumentale Tomba Ildebranda. La Tomba Ildebranda, completamente scavata nella roccia, si presenta come un tempio monumentale con porticato a sei colonne che poggiano su un podio con due scalinate laterali; la camera funeraria è raggiungibile attraverso un lungo corridoio centrale in discesa.

 

Contrariamente a quanto  sostenuto  da  molti,  la  tomba  fu  storicamente  individuata  (per  la parte emergente dal terreno) e descritta dallo storico George Dennis già nel 1843. Sovana, suggestivo borgo dall’atmosfera ferma nel tempo, rappresenta un raro gioiello di urbanistica medievale. .Dalla Rocca Aldobrandesca, percorrendo un selciato in cotto, si arriva fino alla Cattedrale  dei  SS.  Pietro  e  Paolo  e,  racchiusa  così   tra   i   simboli   dei   poteri   che   l’hanno governata, Sovana conserva ancora il suo antico incanto e splendore.

 

Nella Piazza del Pretorio si può ammirare il Palazzo Pretorio, la Loggia del Capitano, il Palazzo dell’Archivio, nonché la Chiesa di Santa Maria Maggiore ed il seicentesco Palazzo Bourbon del Monte, in parte addossato all'antica chiesa di San Mamiliano. Proseguendo per Via del Duomo, sulla sinistra, si trova la presunta casa natale del personaggio più illustre di Sovana: Ildebrando, divenuto poi Papa con il nome di Gregorio VII.

 

Chi, arrivando per la prima volta a Sorano, decide di visitare il paese passando dalla fortezza, ha l’impressione di entrare in una dimensione dove il tempo si è fermato al medioevo. Dopo aver attraversato la fortezza, nei suoi tenebrosi sotterranei ricchi di trabocchetti ed ingegnosi trucchi di architettura bellica, una bellissima strada selciata vi condurrà nel cuore del centro storico.

 

Sorano è definita la Matera della Toscana, per la particolare caratteristica urbanistica di numerosi edifici rupestri scavati nel tufo, che ricordano i celebri Sassi. Il paese è arroccato in modo pittoresco su di una scoscesa rupe che presenta vari dislivelli. Sorano è caratterizzato inoltre da un dedalo di vicoli, cortili, archetti, portali bugnati, scale esterne, logge e cantine scavate nel tufo dove in passato venivano eseguite le varie fasi della vendemmia.

Viterbo

 

Viterbo è nota come la "Città dei Papi": nel  XIII secolo  fu  infatti sede pontificia  e per  circa  24 anni il Palazzo dei Papi di Viterbo ospitò o vi furono eletti vari Papi. Papa Alessandro IV decise nel 1257 il trasferimento della Curia Papale a Viterbo a causa del clima ostile presente a Roma; il soggiorno papale durò fino a quando Papa Martino IV, appena eletto (22 febbraio 1281), allontanò definitivamente la corte pontificia da Viterbo.

 

La  città  è  famosa   anche   per   il   trasporto  della   Macchina   di   Santa   Rosa,   tradizionale e spettacolare manifestazione che si svolge ogni anno il 3 settembre in onore della santa patrona: una struttura alta 30 metri e del peso di 52 quintali viene portata a spalla da cento uomini, i facchini, per le vie abbuiate della città.

I Giardini

Il Parco dei mostri di Bomarzo

 

Il parco dei Mostri di Bomarzo fu ideato dall'architetto Pirro Ligorio, colui che completò San Pietro dopo la morte di Michelangelo e realizzò Villa d'Este a Tivoli, su commissione del Principe Pier Francesco Orsini, detto Vicino "sol per sfogare il core" rotto per la morte della moglie Giulia Farnese.

 

Nel 1560 Giulia morì e Vinicio per i seguenti 25 anni praticamente null'altro fece che studiare  i classici per trovare ispirazione nella creazione del "Suo" parco, la Sua "Villa delle meraviglie", quella che doveva diventare un'opera unica al mondo.

 

Le sculture venivano scavate nei mastodontici blocchi di peperino che un po' dappertutto si trovano nella valle e probabilmente solo la morte gli impedì di usarli tutti. E dai massi prendono vita animali giganteschi, eroi omerici o semplici sirene o dee romane. Visitare questo posto unico, immerso nelle campagna laziale, è un'esperienza da non perdere che regala sensazioni uniche.

Il Giardino di Daniel Spoerri

 

All'inizio degli anni '90 l'artista svizzero Daniel Spoerri ha cominciato ad installare un parco di sculture nella Toscana meridionale, circa 80km a sud di Siena. 1997 "Il Giardino di Daniel Spoerri" è stato aperto al pubblico, e ora può essere visitato da Pasqua fino ad ottobre.

 

Attualmente ci sono 103 opere di 50 artisti diversi, da scoprire in un terreno di ca.

 

16  ettari. Nel  1997  "Il  Giardino  di  Daniel   Spoerri"   e`   stato   riconosciuto   e   ufficialmente inaugurato come Fondazione dal ministero della cultura italiano.

 

Il suo nome "Il Giardino" è una denominazione geografica. Nelle vecchie mappe lo si trova con il  nome  "Il   Paradiso".  Si  potrebbe  allora,  con  buona  ragione,  parlare  di  un  "giardino   del paradiso".

 

Dal punto di  vista  ambientale  questa  zona  della  Toscana  meridionale  è  più  rigogliosa,  più verde  dei  dintorni  di  Siena  con  i   suoi   cipressi   solitari   sulle   colline.   Le   pendici  del Mt.Amiata, la montagna più alta della Toscana,  sono  coperti  di  fitti  boschi.  Nei  ristoranti della zona si mangiano funghi e cinghiale.

 

Qui la Toscana è diversa da quella che tutti conoscono dalle fotografie dei calendari. In inverno cade la neve, e sull'Amiata si può sciare. Durante l'estate però, soprattutto in agosto, il caldo e la siccità si fanno sentire anche qui.

Il Giardino dei Tarocchi

 

Il Giardino dei Tarocchi si trova alle pendici di Capalbio immerso nella macchia mediterranea, in un luogo ricco di fascino e quasi senza tempo. È l’opera più grande e impegnativa concepita e realizzata da Niki de Saint Phalle che nel 1955, a Barcellona, vide per la prima volta le opere di Gaudì e da questa esperienza maturò l’idea di costruire un suo Giardino della Gioia, un luogo di incontro tra l’uomo e la natura.

 

Il terreno fu donato dall’amica Marella Caracciolo Agnelli e i lavori cominciarono nel 1980 Le sculture realizzate si ispirano alle carte dei Tarocchi che per Niki non erano solo un gioco ma rappresentavano anche una metafora della vita: troviamo l’imperatrice, a forma di sfinge, la forza rappresentata come donna che tiene al guinzaglio un drago, e le altre 20 sculture ispirate agli arcani maggiori.

 

La creazione di questo giardino è stata lunga e difficoltosa, anche per la forte artrite che ha colpito Niki durante i lavori impedendole quasi di muoversi; ma l’entusiasmo, la fede e l’amore per questo progetto l’hanno aiutata a completare l’opera nel 1995. Per desiderio dell’artista non si possono effettuare visite guidate all’interno del Giardino al fine di salvaguardare la libertà di movimento e l’atmosfera esoterica che  richiedono  i Tarocchi.  

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